Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/155

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DELLA TERRA E DEGLI EROI

L’Incontro s’indora e invermiglia:
cangia le sue querci in coralli;
ma la Vallombrosa remota
3521è tutta di violette
divina, apparita in un valco
che tra due colli s’insena
ah sì dolce alla vista
che tepido pare e segreto
come l’inguine della Donna
terrestra qui forse dormente,
3528onde quest’anelito esala.

E odo, se ascolto, venire
di Rovezzano il rombo
delle mulina che il vecchio
fromento convertono in fresca
farina, ma pe’ solchi
tremano i fili del novo
3535fromento e con lor treman l’ombre,
e non si distingue il fil verde
dall’ombra sua cerula, e tutto
è un tremolio verdazzurro
che parmi aver quasi ai precordii.
E certo la noce bronzina
che nel cipressetto riluce
3542m’è cara, e l’orma essiccata
nella rèdola verde
che ieri fu molle di pioggia,
e la pendula chiave
che più non mi chiude il verziere


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