Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/156

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LAUDI DEL CIELO E DEL MARE

dal dì che nel suo rugginoso
cannello mellificò l’ape
3549come in celletta di bugno.

Molto al mio cuore son care
le cose che odo, che veggo;
e forse tutti i roseti
tralascerò per quel solo
anèmone aperto sul ciglio
del campo! E le campane
3556della preghiera servile,
il suono che vien di Rimaggio
di Candeli di Monteloro,
anche amerò per una nova
imagine, o Primavera,
che or mi nasce guardando
te sopra le file degli oppi.
3563Simili a concave mani
di nodose dita son gli oppi,
che reggono tenui sfere
cristalline; e tu vi trascorri
sopra e le tocchi traendo
da ciascuna fila un accordo
sì dolce che dal ciel sgorgar fa
3570Espero, la lacrima prima.

O Primavera, o Poesia,
in questa dolcezza m’indugio
per consolarmi e sorrido.
E certo laggiù, nella casa


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