Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/162

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LAUDI DEL CIELO E DEL MARE


E venivano a stormo
le Vergini figlie di Zeus
com’aquile senza nido,
affaticate dal peso
delle bellezze raccolte
ne’ lor vasti seni, agitate
3724dalle forze novelle
che facean tremar come l’alte
colonne d’un tempio crollante
i lineamenti solenni
del Passato nel lor pensiere
verecondo. Ed erano ardenti
di fecondità, agognanti
3731di generare una gioia
una potenza e un amore
sovrumani per l’Uomo,
di trarre una vita divina
dalla faticosa materia
che gorgogliava nell’Orbe
come quel fiume di bronzo
3738in quella fornace di gloria.

E su la cima d’un’alpe,
che non era Libètro
né Parnasso né Elicona,
si posarono ansanti
nell’imminenza dell’opra.
Non intonarono l’inno.
3745Il Coro d’Apolline stette
silenzioso nell’alba,


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