Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/168

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LAUDI DEL CIELO E DEL MARE

come quei che sente la vita
partirsi con súbito balzo
3892verso il mistero dell’ombra.
E da me partito era il sogno;
ché mormorare il vento
dell’alba nei platani vasti
intesi, le pallide stelle
scorsi tramontare nel cielo
della Fòcide, dietro
3899le bianche Fedrìadi. Oh pronto
risveglio! M’alzai dalla terra
leggero, con limpidi occhi.
Lavai la mia fronte nell’acqua
castalia, ne bevvi nel cavo
delle mie mani; alacre e puro
salii pel cammino solenne
3906verso le ruine del Tempio.

E i galli cantarono. Presso
e lungi, nelle case
di Delfo e nei porti lontani,
su i pianori dei monti,
lungh’esse le vie lapidose,
per tutte le rive del golfo
3913i galli cantarono l’alba.
Oh canti, fratelli dei raggi,
ond’era accresciuta la luce
nel cielo continuamente!
Voci di virtù mattutina,
che attendevate ogni volta


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