Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/173

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
DELLA TERRA E DEGLI EROI

violento dei plettri
4032si spezzavano sibilando.

Meco era il compagno velato
quando rinvenni tra selci
e sterpi lo specchio votivo [Lo specchio di Lais]
di Lais offerto alla dea.
“Poiché vedermi non voglio
qual sono e vedermi qual fui
4039non posso, a Te sacro il mio disco,
dea di non caduca bellezza.„
E sotto i venerandi
cipressi l’etèra dormiva;
le cui bianche braccia avean cinto
tutta l’Ellade amante,
come la cintura marina
4046che spazia dal Ionio all’Egeo.
E il sepolcro auliva pur sempre,
quasi nave giunta dai porti
sirii di aròmati carca.
“Bel fanciullo„ dissi “a Te solo
sacrerò l’acciaio polito
ove miro l’anima mia,
4053se mai sarà ch’ella s’incurvi.„

E penetrammo con lieve
passo nell’adito occulto
che al fonte di Pirene
conduce; e su l’ombra mia lieve
era l’ombra del fratricida


- 159 -