Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/172

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LAUDI DEL CIELO E DEL MARE

anche lo vidi, come
nell’arca di Cìpselo; e sempre
4004poi l’ebbi al mio fianco, velato.
E, da poi ch’io l’ho meco, ei sembra
rendere più rosse le rose
del mio piacere, più profondo
il suon del mio riso, più forti
i miei denti. Estinta è la face
ch’ei porta, ma sotto il suo sguardo
4011più fervidi ardono i miei fuochi.

A te debbo questo compagno
che senza parlare m’incìta,
o ghirlandata di mirto
e di papavero Efira
che fosti vermiglia di sangue
lussurioso e di dolce
4018vino sentendo continuo
scendere dal vertice il fiato
della dea su te troppo ignito
onde si sciogliean gli unguenti
ne’ tuoi nerazzurri capelli
e ti colavan per le tempie
pulsanti di cupidigia
4025mentre le strisce del fulvo
corame, in guisa di freno
imposte alle guance de’ tuoi
auleti, nell’ansia de’ suoni
si laceravano e i nervi
degli eptacordi sotto il morso


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