Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/176

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LAUDI DEL CIELO E DEL MARE


O Tebe, di te mi sovviene,
grande oplite del Teumesso,
fàuce della Strage latrante
da sette bocche nel piano,
di te mi sovviene, Cadmèa;
non per Tìdeo che giace
4123squarciato il fegato, alla porta
Proètide, e rode le tempie
a Melanippo; non pel grido
di Capanèo contra il Cielo
che l’ode, né pel duolo
d’Antìgone eretta nel Coro
come il cipresso tra i salci;
4130ma per le tue belle fonti, [Le fonti tebane]
o d’acque abondante e di sangue
Cadmèa, per la fonte di Dirce
che sparsa è ne’ dolci verzieri
come fu nelle rupi
la dilacerata bellezza,
onde bevemmo il sapore
4137del supplizio all’ombra dei meli.

Vario sapore hanno l’acque
che corrono d’oriente
o corron di settentrione,
e quale è più grave e quale
più lieve se passi per limo,
per vene d’alcuno metallo,
4144per rossa creta, per pietre
nette o per sabbia, e più o meno


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