Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/177

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DELLA TERRA E DEGLI EROI

di terrestritade è in ciascuna
secondo il suo nascimento.
Sapide di fati son l’acque
tebane. Baciammo le donne
alla fonte di Ares, ove Cadmo
4151si lavò pria ch’ei seminasse
i denti onde nacque la stirpe
furibonda. All’Edipodèia
alternammo i sorsi col suco
delle persiche molli,
ove l’uccisore di Laio
si purificò poi che morta
4158fu la sua madre polluta.

E il Citerone, senza
strepito di Mènadi, senza
faci di pino, lungamente
sul cielo australe stendea
con leggerezza e pallore
di linfe e silenzii
4165delle sue cime. E tu eri [La rosa di Beozia]
nascosta a oriente, o Tanagra
dal collo di cigno, dal crine
intesto come canestro
di vimine, all’ombra del largo
cappello tessalico, chiusa
nelle innumerevoli pieghe
4172dell’imàtio come in un fiore
di mille pètali. O forse
con un gesto di grazia or discopri


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