Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/192

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LAUDI DEL CIELO E DEL MARE

4571passo una nube di aromi
che ci empieva il petto ansioso
d’una voluttà troppo ardente.
E più d’una volta l’angoscia
dell’amore mi vinse;
e mi soffermai senza forza, [L’Olivo a Colono]
credendo che il velo degli occhi
4578fosse un albeggiare d’olivi.

“Figlia del cieco vegliardo,
Antìgone, dove siam giunti?
in quale città di mortali?„
L’ombra di Edìpo, dall’atre
occhiaie per cento a’ capegli
cui le piogge i vènti le arsure
4585dato aveano un tristo lucore
come alle paglie marine,
parlò. La sua faccia rugosa
era come clamide attorta
da man che la lavi sul sasso.
“Padre miserabile Edìpo,
torri di città sono lungi,
4592quanto veggo.„ La voce
virginale, nudrita
di amare radici, parea
che pel veglio in sé ritenuta
avesse la sola dolcezza
della fonte, omai già lontana,
dal dio conceduta alla sosta
4599del mattino sotto grand’elce.


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