Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/219

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DELLA TERRA E DEGLI EROI

e d’avorio come le ricche
statue foggiate col fiore
della preda di guerra.
Più d’ogni altro monte splendeva
il Marpesso, onde gli Ellèni
5348tratto avean la candida carne
de’ loro iddii. Lungi, l’Eubea
l’Attica il Peloponneso
tutta l’Ellade santa
era invisibile ai nostri
occhi ma presente in eterno.
Anche una volta ascoltammo
5355l’ora della vita sublime.

E dai campi delle battaglie
terribili, da Mantinèa
da Platèa da Cheronèa
da Potidèa da Leuctra,
da tutti i campi sacri
alle grandi stragi di genti,
5362sorse per entro quell’aere
melodioso un clamore
discorde: il lagno dei vinti,
lo scherno dei vincitori,
il canto amebèo della guerra.
Ebri d’antiche bellezze
e di nuove, dalle soglie
5369del venerabile Olimpo
ardentemente protesi
verso primavere ed estati


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