Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/231

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DELLA TERRA E DEGLI EROI

5684discesa dell’ombra
giù dalla statua deforme
che glorifica il demagogo
brutale; o lastrico senz’orme,
oscenità del luogo
publico, lordume del trivio,
per voi conobbi un’ebrezza
5691amara che non ha l’eguale.

Sentii l’odore d’un abisso
invisibile e onnipresente,
il pestifero fiato
d’un gran mare torpente
ma pieno di occulta
ferocia, di vita vorace,
5698ove la tristezza dell’uomo
era come la nave
dalla prua bene sculta
che con l’elica guasta
è perduta nel polipaio
immenso, nell’immenso
tedio dell’Oceano ardente
5705sotto il Tropico, e non cammina
ma sussulta, ancor pulsando
l’infermo suo cuore d’acciaio
nella vasta carena,
sinché lentamente
muore nel fetore
della sua sentina
5712tetro che l’avvelena.


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