Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/232

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LAUDI DEL CIELO E DEL MARE


Vesperi di primavera,
crepuscoli d’estate,
prime piogge d’autunno
croscianti su l’immondizia
polverosa che nera
fermenta sotto le suola
5719fendute onde si mostra
il miserevole piede
umano come torta
radice di dolore
divelta; rigùrgito crasso
delle cloache nell’ombra
della divina Sera,
5726tumulto della strada ingombra
ove tutte le fami
e le seti irrompono a gara
d’avidità belluina
per la forza che impera
e partisce i beni col ferro,
da voi sorgere io vidi
5733non so quale orrida gloria.

Gloria delle città
terribili, quando a vespro
s’arrestano le miriadi
possenti dei cavalli
che per tutto il giorno
fremettero nelle vaste
5740macchine mai stanchi,
e s’accendono i bianchi


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