Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/233

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DELLA TERRA E DEGLI EROI

globi come pendule lune
tra le attonite file
dei platani lungh’esse
le case mostruose
dalle cento e cento occhiaie,
5747e i carri su le rotaie
stridono carichi di scòria
umana scintillando
d’una luce più bella
che la luce degli astri,
e ne’ cieli rossastri
grandeggiano solitarie
5754le cupole e le torri!

Orrore delle città
terribili, quando su le vie
arse cadono i larghi lembi
violacei della Sera
con un odor molle di morte,
e s’accendono su le porte
5761delle taverne i fanali
rossi che versano il sangue
luminoso al limitare
ove scoppierà la furente
rissa dopo l’ingiuria,
e i fuochi della lussuria
brillano negli occhi senili
5768della grigia larva che insegue
per l’ombra la vergine impube
con nel passo malfermo


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