Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/241

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DELLA TERRA E DEGLI EROI

denti, mellìflui e grassi
come le meretrici,
stanco di scoprir ne’ lor passi
5971l’ernie nascoste e le varici
e le inconfessabili piaghe
e le vèrtebre fiacche,
stanco di lor colpi bassi
e di lor ferite vigliacche,
io cercai nell’antica
via la stirpe sanguinaria
5978che maneggia il coltello
dal mànico di corno
e dalla lama fissa.
Vagai d’intorno aspettando
il primo clamor della rissa,
l’ingiuria arrochita dal vino.
Fiutai negli odori dell’aria
5985l’odore del sangue ferino.

Una forza selvaggia e sacra,
come quella che indura
la fronte ed affoca la coglia
dell’arìete pugnace,
pareva addensarsi nei torvi
bovari, nei bùtteri armati
5992d’un’asta ch’è un tirso cui tolta
fu la bassarica foglia.
Sì fulva ebber certo la barba,
sì ebber villoso il torace
gli antichi predoni del Lazio.


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