Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/244

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LAUDI DEL CIELO E DEL MARE

tu m’appari nella memoria
6055come il vestibolo vivo
della formidabile cella;
perché pieno de’ tuoi fatali
murmuri l’anima, gli occhi
pieno dei movimenti
fieri che su l’antica via
agitavan gli uomini forti,
6062ebro dell’amore di Roma
e sitibondo di gloria,
io v’entrai seguendo mia stella.
E, come su l’erba novella
che inazzurravano l’ombre
de’ tuoi colonnati, io vi giacqui
supino per contemplare.
6069E là dove giacqui, rinacqui.

Che son mai le ambasce supreme
del combattente caduto
nella vertigine immensa
della morte, col viso
rivolto al ciel muto ed eterno,
quand’ei più non sente il nemico
6076che senza riscatto gli preme
con le ginocchia lo sterno
ma sol sente l’anima forte
che l’abbandona e nell’atto
di partirsi infinita
col peso di tutta la vita
gli pesa e di tutta la morte?


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