Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/243

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DELLA TERRA E DEGLI EROI

pronao d’un tempio senz’inni,
6027teco all’ombra io vidi l’Erinni.

Tutti eguali in ordine i pini, [Il vestibolo silvano]
quasi eletti a un rito solenne,
sorgevan dall’erba infinita.
Ogni traccia era disparita
della belva e dell’uomo:
sol v’era il silenzio del cielo.
6034E vi fiorìa l’asfodèlo
a piè dei tronchi scagliosi,
e l’anèmone violetto
ch’è il rapido fiore del vento.
E come un palagio d’argento
di là dai tronchi, multiforme
e tacito, era il Vaticano;
6041un ermo candore lontano
era il Soratte solitario;
i cipressi del Monte Mario
erano un fùnebre serto
per non so qual lutto sereno.
E un profumo di fieno
e di libertà, quasi un fiato
6048pànico, venia dal deserto.

O selva d’arbori eguali,
tra l’Urbe e l’Agro ordinata,
ove dormii sonni veggenti
e meditai le mie sorti
e favellai con l’Erinni,


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