Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/247

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DELLA TERRA E DEGLI EROI

le credenze inferme o morte,
i giorni senza bellezza,
le tracce dei crudi flagelli,
le reliquie del mio martìro?».
Supino giacente il mio corpo
6146non avea più ombra nel mondo.
L’immobilità del dolore
era la mia sola grandezza.
Come in nero marmo, sepolto
nell’orrore de’ miei pensieri,
io sentii venire di lunge,
sorgere sentii dal profondo
6153il pianto che agli occhi non giunge.

E quel pianto era pianto,
entro di me, sopra di me,
da creature che forse
vivevano oltre la vita
ma non beverate nel Lete
né di papaveri cinte,
6160anzi chiuse in un vestimento
d’impenetrabile ardore
che allo stillar dell’onda
amara qual rogo alla piova
crepitava senza perire.
Ed elle cantavano un canto,
entro di me, sopra di me,
6167più forte che tuono di lire,
forte di sì alto lamento
che toccava le più segrete


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