Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/248

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LAUDI DEL CIELO E DEL MARE

stelle nel cuore del Cielo
e tremar facea di nova
pietade il cuor della Terra
e discolorava la faccia
6174dell’Ocèano anèlo.

“Luce del dolore„ io dissi [La Luce del dolore]
“ti bevo! Luce del dolore,
a cui si precipita ignaro
dalla notte bruta l’infante
che sforza la porta sanguigna
del grembo materno col capo
6181proteso, con chiuse le pugna;
Luce del dolore,
a cui si volge l’estremo
battito della palpèbra
senile priva di cigli
ove all’acredine del sale
la pupilla s’è fatta
6188più opaca e dura dell’ugna;
Luce del dolore, ti bevo
a gran sorsi come bevvi
dalla mammella il latte,
la voluttà dalla bocca
amata, la melodia
dalla sera d’aprile,
6195l’odio dalla ferrea pugna.

Di te m’inebrio. Tu m’inondi.
Non v’è ombra in me se non quanta


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