Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/260

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

LAUDI DEL CIELO E DEL MARE

e il cristallo de’ tuoi grandi occhi.
Tuo latte fu il fiore del sale,
e il cerulo gorgo tua cuna.
Fra le mammelle e i ginocchi,
6517a traverso il tuo vestimento,
io vedo raggiar la bianchezza
del grembo tuo, virginale
come la più labile spuma.
E sento, a traverso la benda
che dalla fronte alla nuca
ti copre, l’odore dell’ulva
6524e dell’alga, l’odore
d’un vascello che porti
nardo e mirra nella sua stiva,
l’odore d’un’isola australe.
O bendata, e ben ti so fulva
come il fuco tratto alla riva.
So che nella destra ti dura
6531il segno del tuo governale.

Navigatrice sei,
Thalassia nomata per me!
I rematori adusti
dalle cinture di sparto
e dai lanuti galèri,
curvi su gli scalmi nel canto
6538disteso che gonfie facea
le vene dei colli robusti,
disser le tue lodi con me.
Sul litorale i trevieri


- 246 -