Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/267

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DELLA TERRA E DEGLI EROI

scroscia l’onta della via;
e la melancolìa
delle cose ha l’odore
della veglia notturna
tra il cadavere e i ceri;
e quel che fu ieri
6720non sarà più, per sempre.

Ahimè, non la bianca pruina,
non la rugiada tremante,
né la scaturigine chiara,
né il bosco con l’umido sguardo
dell’ombra sotto le verdi
sue pàlpebre, né il giovinetto
6727vento con gli anèmoni in bocca,
né il fiato dei gelsomini
quando a vespro piove su gli orti,
né alcuna gelida cosa
poteva guarire il mio male;
perché maculato io era
più profondamente che il nato
6734della pantera. E la fredda
e santa corona, ond’io cinto
aveva il mio spirto
promettendolo alla Bellezza,
inaridita s’era a foglia
a foglia. E l’oscuro giacinto
del mio desiderio fioriva
6741ai piedi del Crimine irto.


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