Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/276

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LAUDI DEL CIELO E DEL MARE

6972dell’anima sua predatrice.

E chi, flesso il pòplite, lieve
sedea su la gamba sopposta;
e chi raccolto, in una sosta
dell’ardore, co’ piè giunti,
con la zona sul capo
a guisa di benda, sognava
6979un suo sogno severo;
e chi reclinavasi altiero
a trar con la destra la zona
che fermata avea col calcagno
mentre incoronarsi del lembo
estremo parea con la manca;
e chi, piegato su l’anca,
6986col capo riverso nel triplo
avvolgimento d’un drappo
fremebondo, avea la sembianza
del vento Vulturno;
e chi, quasi genio notturno,
nascosto le mani profuse
di soporiferi semi,
6993teneva le palpebre chiuse.

Ed altri guatava diritto
all’ombra del braccio levato
in atto d’opporre difesa
a erculeo colpo di clava;
altri dall’alto guatava
obliquo con crude pupille


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