Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/279

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DELLA TERRA E DEGLI EROI


Io vidi in quel veglio lo spirto [Il veglio della gleba]
del mio suolo natale,
il generator venerando
della mia sostanza più forte,
il testimone solenne
della mia fatica vitale,
7063il giudice e il custode
futuro della mia morte.
“Uomo„ dissi a me “la melode
che ti pregò buona la sorte
nella cuna di rovere
tu non obliare giammai;
ché in ella è un indomito nerbo.
7070Forse su quelle povere
note un giorno tu comporrai
l’inno tuo più superbo;
quando, sopra il vinto dolore
assiso come il sereno
eroe che nell’alto contempli,
cantar tu potrai dal tuo pieno
7077petto i tuoi dii ne’ tuoi templi.„



XVIII.
OR giunto è quel giorno per l’uomo
audace e paziente,
che vinse il dolore e il disgusto
e la stanchezza e sé stesso.
È giunto il giorno promesso.
O solstizio d’estate!


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