Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/281

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DELLA TERRA E DEGLI EROI

più difficili e costrinsi
le mie pàlpebre e i miei pensieri
a più lunga vigilia.
Per esser solo a me davanti,
come chi sogna o s’esilia,
camminai nel deserto
7119delle moltitudini ansanti.

Camminai per entro la folta
materia delle agonie
e delle resurrezioni,
misurandola in silenzio
col battito del mio sangue
aumentato come nell’estro
7126furiale dei ditirambi.
Credetti vedere tra lampi
l’aspetto terrestro
di Dionìso effrenato,
la mostruosa faccia
d’un dio pandèmio agitato[Dioniso Pandèmio]
da una innumerevole danza
7133per un rito impuro e cruento.
Sentii tornare nel vento
l’antico delirio d’Astarte
nel dì d’Adonài germogliante
quando i quadrivii e le piazze
sanguinavan di stupri
sacri e la città era tutta
7140una prostituta schiumante.


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