Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/292

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LAUDI DEL CIELO E DEL MARE

degli acri corsieri,
di là dagli antichi riscatti.„
Afflitto io non dissi a me stesso:
“I giorni saran prolungati
e ogni visione è perita.„
Ma sì bene: “I giorni e la fiamma
7434d’ogni libertà son da presso.„

E dal giorno di poi
l’ora santa d’Eleusi
fu pallida nella memoria [Il pane e la fame]
dinanzi all’ora del pane.
La spica mietuta in silenzio
nella mistica ombra mi parve
7441men pura che il pane addentato
dall’avidità della fame.
O mattino di primavera
su la via lavata dall’acqua
del cielo! Garrire e brillare
di rondini nell’umidore
argentino! Odor dell’eterno
7448frumento, dell’aurea crosta
rotonda, della mollica
soffice occhiuta e leggera!
Selvaggio sguardo materno
verso il divino alimento!
Strida del pargolo fioche
per l’aderir della lingua
7455al palato nell’alidore!


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