Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/298

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

LAUDI DEL CIELO E DEL MARE

tra le inesorabili mura,
mi diedero fremiti avversi.
E talor discopersi
in alcun vólto infoscato
dalla filiggine o adusto
7602l’armonia del bronzo vetusto.

Ma, dopo, il Deserto di sabbia [Il Deserto]
inospite fu la mia gioia
sublime, fu il mio rapimento.
E tedio mi prese del verde
albero, e il solco del novo
grano mi fu a noia
7609per la memoria dell’uomo;
e ogni vestigio di piede
umano mi parve lordura.
E l’immensa aridità pura
del Deserto senza vie
e senza òasi, il suo fiore
ineffabile che illude
7616la sete nudrito di brace,
le sue mammelle nude
e sterili che fanno
di bassura in bassura
ombre d’inganno, il muto
tremar del suo vento focace
quasi battito di febbre,
7623furono il mio rapimento.

E la luce m’entrò pei pori


- 284 -