Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/322

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LAUDI DEL CIELO E DEL MARE




XXI.
ECCO, il mio carme si chiude.
Si placa l’ebrezza dei suoni,
come la sonora dei flutti
danza innumerabile quando
è senza bava di vento
il mare che lento s’imbianca
8281e per tutto è placida albàsia.
Ecco, venir veggo pel prato
dell’erba il selvaggio silenzio,
a me venire qual cauto
satiro su piede caprino
con occhi sì chiari che sembra
lùcergli tra i cigli tremore
8288qual di linfe tra colocasia.
Ei fece pur ieri il suo flauto
secondo la norma del dio
tegèo, ma del pollice soffre
per una scheggetta di canna
che vi s’infisse... Ah, mi manda
Teocrito questo silenzio!
8295O forse la ninfa parrasia?

È il solstizio d’oro su i campi
esperii, è il solstizio d’estate.
Si càstrino i bianchi vitelli.
Si tóndano i greggi lanuti.
Si mietano gli orzi e i legumi.
S’apparecchi l’aia e, conciata
8302con pula e con morchia, si rasi.


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