Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/62

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

LAUDI DEL CIELO E DEL MARE

ché pel sangue mi corse
868pensier della madre lontana,
pensier delle dolci sorelle
e del mio focolare.
E m’apparve il bel fiume ove nato
fui di stirpe sabella,
Aterno di rossa corrente
cui cavalca il ponte construtto
875di carene di travi
d’ormeggi, spalmato di pece,
in vista al monte nevoso
che ha forma d’ubero pieno.
E la tomba m’apparve sul poggio
chiomante di pini, ove il padre
riposa le sue grandi ossa
882ond’io m’ebbi tempra sì dura.

E dissi nell’ombra: “O sorelle,
tre come le porte del tempio,
tre come il trifoglio dei paschi,
tre come le Càriti leni,
la prima dai floridi ricci
salubre qual cespo di menta
889in docile rio, la seconda
a me simigliante nel volto
ma quasi d’un velo soffusa
argenteo sì ch’io mi creda
specchiarmi in sul fare dell’alba
a un fonte di acque serene,
la terza dagli occhi bovini


- 48 -