Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/82

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LAUDI DEL CIELO E DEL MARE

attonito l’occhio la mira.
Ahi fior di bianchezza sublime
che alle Scee mirarono i Vegli!
1442Aedo, tu désti la dramma
a Elena figlia del Cigno."
Così, questo sogno sognando
nell’amarissimo cuore,
tornammo alla nave ancorata.
E poi ci colcammo sul ponte,
il sonno invocammo dall’Orse.
1449Tal fu la notte di Patre.



VI.
IL fiato degli uomini vili
fuggimmo, l’odore e il clamore
degli Efimeri imbelli
che quivi apparivano come
la lebbra sul sen di Afrodite,
la stupidità su la fronte
1456di Pallade, negli occhi
di Febo la sanie cruenta.
O vigne immense eguali,
pascoli d’api, coi verdi
pampini illanguiditi
dall’aridità presso il mare
ceruleo dove Zacinto
1463ignuda natava in silenzio
come la sirena delusa


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