Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/83

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DELLA TERRA E DEGLI EROI

che virtù non ebbe d’attrarre
ai carmi la nave d’Ulisse!
O grappoli sparsi in su l’aie
quadrate per cuocersi al sole,
densi e violacei come
1470il crine sul collo di Saffo!

Cipresso, e parvemi allora [Il cipresso e l’oleandro]
soltanto conoscer la tua
meditabonda bellezza,
commisto al palmite ricco,
sul fianco dei colli silenti,
su le correnti dell’acque,
1477in contro al zaffiro sublime
dei monti creati alle soglie
dell’aria dal flauto di Pan!
Oleandro, e allora t’elessi
in riva ai ruscelli fiorito
per inghirlandar la mia Musa
che ama danzare e lottare,
1484che tratta l’incudine e il sistro,
che onora la grazia e la forza,
che loda il pastore e l’eroe;
t’elessi, Oleandro, ti colsi
per redimir le mie tempie
di rose e d’alloro in un ramo.
Non mai parso m’eri sì bello!
1491E un altro da me canto avrai.

Peregrinammo da Patre


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