Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/86

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LAUDI DEL CIELO E DEL MARE

delle città di Tessaglia
e quei di Metaponto di Velia
di Sibari di Posidonia
1554ambivan l’ulivo selvaggio!

E gli alti carri dipinti
recavan le offerte votive:
le decime tolte al bottino,
le arche di cedro e d’avorio,
le tavole i tripodi i vasi
le lampade d’oro e d’argento,
1561i tori e i cavalli di bronzo,
i rudi colossi di pietra
avvolti in lini trapunti,
e le spugne il nitro la cera
la pece gli aròmati gli olii.
E tutti, città, re, strateghi,
atleti, sacravan le offerte
1568per vincere o per aver vinto
nello stadio o in pugna campale.
Gli Eretrii i Sicionii i Messenii
grondavano ancóra di sangue.
Le prede raccolte a Platèa
eran fuse in un simulacro.
La strage l’onta il servaggio
1575facean trionfali i metalli.

O Temistocle insonne, [Temistocle]
del gran Laertiade alunno,
spada battuta a freddo,


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