Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/96

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LAUDI DEL CIELO E DEL MARE

i liberati servi
inclini al sentier consueto
del fango, che ne’ lor cuori
ignavi agognan pur sempre
il servaggio, scagliano contro
1841a te la saliva e l’ingiuria.
E il lor fiato perverso
appesta fin l’aer montano
intorno alla scitica rupe
onde il tuo Nemico furace
nauseato vomisce
su loro. E l’Oceano lava
1848la graveolente lordura.

O Zeus, padre del Giorno
sereno, quanto più bello
del vincolato ululante
Giapètide parveti il monte
silenzioso, di vaste
vertebre, fresco di polle
1855invisibili, aulente
d’inespugnabili fiori!
Numerava il piagato
con rauca voce i tuoi molti
delitti; e tu sorridevi,
nella tua superbia, più puro
dell’aerea rugiada
1862però che ciascun tuo desìo
si mirasse perfetto
nell’atto e ciascuna tua stilla


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