Pagina:D'Annunzio - Laudi, II.djvu/186

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DELLE LAUDI - LIBRO


Questi urla: “Misero Astorre che more
10commo poltrone!„ E spira sotto i colpi
ciechi d’Ottaviano dalla Corgna.

Ma Gian Pavolo, il suo vendicatore
che tornerà lione tra le volpi,
escito è in salvo per la Porta Borgna.


V.
Giacciono su la via come vil soma
gli occisi. Or qual potenza li fa sacri?
Nei corpi è la beltà dei simulacri
che custodisce l’almo suol di Roma.

5Sembrano infusi in un sublime aroma,
se ben privi de’ funebri lavacri.
Quasi letèi papaveri son gli acri
grumi, serto di porpora alla chioma.

Traggono allo spettacolo le genti,
10percosse di stupore. Il Maturanzio
sogna Achille Pelìde e il Telamonio.

Ma nella cerchia di quegli occhi intenti,
o Peroscia, è un divino testimonio:
talun nomato Rafaele Sanzio.


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