Pagina:D'Annunzio - Laudi, II.djvu/205

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SECONDO - ELETTRA



II.
Su la piazza Alberica il solleone
muto dardeggia la sua fiamma spessa;
e, nel silenzio, a piè della Duchessa
canta l’acqua la rauca sua canzone.

5Dalla Grotta dei Corvi al Ravaccione
ferve la pena e l’opera indefessa.
Scendono in fila i buoi scarni lungh’essa
l’arsura del petroso Carrione.

S’ode ferrata ruota strider forte
10sotto la mole candida che abbaglia,
e il grido del bovaro furibondo,

ed echeggiar la bùccina di morte
come squilla che chiami alla battaglia,
e la mina rombar cupa nel fondo.


III.
Arce del marmo, in te rinvenni i segni
che t’impresse la forza dei Romani;
sculti al sommo adorai gli Iddii pagani;
e dissi: "O Roma nostra, ovunque regni!"

5Dissi: “O mio cuore, or fa che tu m’insegni
la rupe che foggiar volea con mani


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