Pagina:D'Annunzio - Laudi, II.djvu/74

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DELLE LAUDI - LIBRO

piegata e rotta      la gente di Borbone
sul Garigliano;      scomparso con la scorta [La meditazione all’ombra]
335splendida il re      sul suo cavallo storno,
andato a mensa.      Era l’autunno intorno:
cadean le foglie      dal tremolio dei pioppi;
i campi roggi      fumigavano sotto
l’aratro antico      tratto dai bianchi buoi
340campani cui      rauco urgeva il bifolco
fasciato le anche      dal vello del montone,
coperto il bronzeo      capo dal frigio corno.
Antiche e grandi      eran le cose intorno;
antico e grande      era il cuore dell’uomo
345seduto in pace      su la fenduta botte.
Ognun taceva      al conspetto dell’uomo
meditabondo.      Quasi era a mezzo il giorno:
era il meriggio      muto come la notte.
Ognun taceva,      ogni anima era prona
350dinanzi a lui,      col silenzio che adora
e riconosce:      alta preghiera in ora
che parve a ognuno      scorrere per ignota
profondità.      E il forte elce nodoso,
che negreggiava      quivi, fu santo come
355i dolci olivi      dell’orto ove pregò
tre volte un altro      uomo di fulve chiome.
E il donatore,      seduto su la doga
vile, crollò      la testa di leone.


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