Pagina:D'Annunzio - Laudi, II.djvu/97

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
SECONDO - ELETTRA

sul collo al Toro,      nell’ala pegasèa
Markab, in bocca      al Cane Sirio ardente,
e su la spalla      d’Orione Adhaèr,
915e Vega e Arturo      e Canòpo e la Perla.
D’antico tempo      or gli sovviene. Regge,
nella memoria,      col pollice l’anello
dell’astrolabio      e studia come ascenda
un astro e come      si colchi, nel silenzio
920dei mari. Gira      sul capo il ciel sereno.
L’isola acclive      è come una galèa
grande che sola      navighi verso terre
lontane. Il vento      cade. Ed ecco l’agnello
chiama la madre      nelle rupi deserte:
925s’ode la voce      che trema prega geme.
“O creatura      di Dio, dove sei persa?„ [Il buon pastore]
Ed ecco un che      di bianco, un che di lieve
nell’ombra, come      una falda di neve
intiepidita      da una pena vivente.
930L’uomo si china      verso la pena, sente
il vello, prende      con le mani leggiere
la creatura      di Dio, l’alza, la tiene
fra le sue braccia,      l’accoglie sul suo petto.
Non fu pastore      ei forse? Gli sovviene
935d’antico tempo      quando migrò col gregge
alle pianure      su l’ampia orma paterna,
quando di fuochi      notturni cinse il gregge,


- 83 -