Pagina:D'Annunzio - Laudi, III.djvu/116

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DELLE LAUDI - LIBRO



DITIRAMBO II.

IO fui Glauco, fui Glauco, quel d’Antèdone.
Trepidar ne’ precordii
sentii la deità, sentii nell’intime
midolle il freddo fremito
5della potenza equorea trascorrere
di repente, io terrìgena,
io mortal nato di sostanza efimera,
io prole della polvere!
Memore sono della metamorfosi.
10L’anima si fa pelago
nel rimembrare, s’inazzurra ed èstua,
e le foci vi sboccano
dei mille fiumi che mi confluirono
sul capo; nel rigùrgito
15immenso novamente par dissolversi
quest’ossea compagine.
O Iddii profondi, richiamate l’esule,
però ch’ei sia miserrimo
nella sua carne d’acro sangue irrigua,
20lasso ne’ suoi piè debili
che per lotosi tramiti s’attardano,
dopo ch’ei fu l’indomita


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