Pagina:D'Annunzio - Laudi, III.djvu/128

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DELLE LAUDI - LIBRO

serto del mare? Noi scoprimmo un giorno,
stando su l’Acradina, la triere
che recava da Ceo l’Ode novella
120di Bacchilide al re vittorioso.
Udivasi nel vento il suon del flauto
che regolava l’impeto dei remi,
or sì or no s’udiva il canto roco
del celeùste; ma silenziosa
125l’Ode, foggiata di parole eterne,
più lieve che corona d’oleastro,
onerava di gloria la carena.
Scendemmo al porto. Ti sovvien dell’ora?
Un rogo era l’Acropoli in Ortigia;
130ardevano le nubi su ’l Plemmirio
belle come le statue su ’l fronte
dei templi; parea teso dalla forza
di Siracusa il grande arco marino.
E noi gridammo, e un sùbito clamore
135corse lungo le stoe quando la nave
piena d’eternità giunse all’approdo.
Portatrice di gloria, ella vivea
magnanima, sublime. Giù pe’ trasti
anelava l’anelito servile;
140s’intravedean su’ banchi sovrapposti
i remiganti ignudi unti d’oliva:
la lor fatica ansava dai portelli;


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