Pagina:D'Annunzio - Laudi, III.djvu/129

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
TERZO - ALCIONE

il giglione del remo ai raggi obliqui
lucea come la scapula; un ferigno
145odore si spandea, quasi di belve.
E non di quell’anelito servile
era viva la nave, non del sangue
e dell’ossa pesanti ne' suoi fianchi;
ma sì vivea divinamente d’una
150cosa ch’ella recava d’oltremare,
al re Ierone vincitor col carro;
ma la facea magnanima e sublime
una cosa recata d’oltremare,
più lieve che corona d’oleastro:
155l’Ode, foggiata di parole eterne.„

“È vero, è vero!„ io dissi. “Mi sovviene.„
Ed il cuore profondo mi tremò,
tremò della divina poesia.
“Mi sovviene. Era l’Ode trionfale:
160“Canta Demetra che regna i feraci
campi siciliani, e la sua figlia
cinta di violette! Canta, o Clio,
dispensatrice della dolce fama,
la corsa dei cavalli di Ierone!
165Nike ed Aglaia eran con essi quando
trasvolavano...„ E l’anima invelata
di sogni andava per le lontananze


- 119 -