Pagina:D'Annunzio - Laudi, III.djvu/140

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DELLE LAUDI - LIBRO


Tutto rigato dalla schietta vena
“Sol d’oleandro voglio laurearmi„
io dissi. Ed Aretusa era contenta;

410e recise per me altri due rami
e fè l’atto di cingermi le tempie
dicendomi: “Pe’ tuoi novelli carmi!

Che la cerula e fulva Estate sempre
abbia tu nel tuo cuore e in te le rime
415nascano come le sue rose scempie!„

E il giorno estivo non potea morire,
ma sorrideva sopra il bianco mare
silenziosamente senza fine;

e la notte, che avea parte ineguale,
420spiava il bel nemico dalle chiostre
dei monti azzurra come te, Cyane.

Ebri e tristi d’aver bevuto a troppe
fonti e incantato il cor per tutte guise,
cercammo il grembo delle donne nostre.

425Ma la Melancolìa venne e s’assise
in mezzo a noi tra gli oleandri, muta
guatando noi con le pupille fise.


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