Pagina:D'Annunzio - Laudi, III.djvu/197

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TERZO - ALCIONE


Alla sabbia del Tempo urna la mano
era, clessidra il cor mio palpitante,
l’ombra crescente d’ogni stelo vano
10quasi ombra d’ago in tacito quadrante.


l’orma.
Sol calando, lungh’essa la marina
giunsi alla pigra foce del Motrone
e mi scalzai per trapassare a guado.

Da stuol migrante un suono di chiarina
venìa per l’aria, e il mar tenea bordone.
Nitrì di fra lo sparto un caval brado.

Ristetti. Strana era nel limo un’orma.
Però dall’alpe già scendeva l’ombra.


all’alba.
All’alba ritrovai l’orma sul posto,
selvatica qual pesta di cerbiatto;
ma v’era il segno delle cinque dita.

Era il pollice alquanto più discosto
5dall’altre dita e il mignolo rattratto
come ugnello di gàzzera marina.


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