Pagina:D'Annunzio - Laudi, III.djvu/205

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TERZO - ALCIONE


È di quella che fùstiga i miei spirti,
d’una che acerba ride e dolce parla.
Accendete le faci e andiam tra i mirti
60ad incontrarla.

Non vi stupite già che la crocòta
sia guisa d’oggidì tra Serchio e Magra.
Quest’ospite è d’origine beota,
vien di Tanagra.

65Ma ben la grazia onde succinge il giallo
bisso e i sandali scopre è maraviglia
(porta anelli d’elettro e di cristallo
alla caviglia)

mentre il suo capo sottilmente ordito
70piega, ove ferma un lungo ago l’intreccio,
fulvo come i ginepri che sul lito
morde il libeccio.

Rugge e odora il ginepro nella teda.
Or configgete in terra acceso il fusto.
75Flauti silvestri, e il nume vi conceda
il tono giusto.


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