Pagina:D'Annunzio - Laudi, III.djvu/217

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TERZO - ALCIONE

25E le vette nevose
dell’Ida biancheggiavan men del toro
niveo diniegato al dio profondo.
‘Perché sì tremebondo
sei tu, figlio di Dedalo?„ il Re chiese.
30E allor Pasife: ‘Questo ateniese
giovinetto somiglia ad Androgèo
che non torna d’Atene;
e per ciò mi sostiene,
il cor triste mi folce;
35per ciò tanto m’è dolce
le dita porre nel suo crin prolisso.„
Io rividi l’Ilisso,
i platani gli allori gli oleandri
che l’adombrano, e il bosco degli ulivi
40presso Colono caro all’usignuolo.
Rividi il patrio suolo
entro l’anima mia subitamente,
come colui ch’è presso alla sua fine;
perocché nel mio crine
45ponea le dita la donna solare,
e l’ossa mie flagrare
parean nel suo sorriso accosto accosto
siccome rami cui fiamma s’appicchi
quando i legni sien ricchi
50d’aroma e inariditi dall’Estate.


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