Pagina:D'Annunzio - Laudi, III.djvu/218

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DELLE LAUDI - LIBRO

E le navi lunate
coi rematori seduti agli scalmi
in fila a battere il flutto diviso,
e l’Eracleo, l’Amniso,
55i due porti ricurvi, e il fiume, e i monti
e tutta quanta l’isola selvosa
con le vigne, col dìttamo e col miele
ardere in quel sorriso
vidi per mezzo ai cigli miei morenti.
60E il sire degli armenti
udii mugghiare in quel foco sonoro,
mugghiare il bianco toro
diniegato al gran Padre enosigèo.„

ICARO disse: “Poi che l’ombra cadde
65(il vertice dell’Ida solitario
nell’etra rosseggiava
come il fiore del dìttamo crinito)
nascostamente ritornai su’ paschi,
gonfio d’odio il cuor tacito; e scagliai
70contra il toro le selci acuminate
dall’àlveo del Cèrato divulse
e imposte alla mia frombola cretese.
Il boaro m’intese
e mi rincorse ratto su per l’erbe


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