Pagina:D'Annunzio - Laudi, III.djvu/220

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DELLE LAUDI - LIBRO


100ICARO disse: “L’officina arcana
era in un orto a vista del recurvo
porto Eracleo frequente
di ben costrutte navi dalla prora
dipinta; e gli utensìli erano acuti,
105e la fronte del fabro era contratta.
Sorgea la forma esatta
della falsa giovenca nella luce
del dì, quasi che sazia di pastura
spirasse dalle froge il fiato olente
110di cìtiso, tranquilla su’ piè fessi.
Con tale arte commessi
eran gli sculti legni e ricoperti
di fresca pelle, che parean felici
d’ubertà non fallibile i bei fianchi
115e le mamme in sul punto di gonfiarsi
all’affluir d’un latte repentino.
Furtiva nel giardino
venìa Pasife senza le sue donne
a rimirar l’opera fabrile
120ch’ella infiammava della sua lussuria
impaziente; e seco avea l’irsuto
boaro come giudice perfetto.
Costui rise: il difetto
scorse nella giogaia. Il grande artiere
125fu docile al consiglio dell’uom rude.


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