Pagina:D'Annunzio - Laudi, III.djvu/252

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DELLE LAUDI - LIBRO


105Mi soffermo, intenta al trapasso.
Onda non si leva. L’albèdine
è immota. Odo fremere in basso,
a' miei piedi, l’ali d’alcèdine.

Bianche si dilungan le rive,
110tra l’acque e le sabbie dilegua
la zona che l’arte mia scrive
fugace. Sorrido alla tregua.

A’ miei piedi il segno d’un’onda
gravato di nero tritume
115s’incurva, una màcera fronda
di rovere sta tra due piume,

un’arida pigna dischiusa
che pesò nel pino sonoro
sta tra l’orbe d’una medusa
120dispersa e una bacca d’alloro.

Vengono farfalle di neve
tremolando a coppie ed a sciami:
nella luce assemprano lieve
spuma fatta alata che ami.


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