Pagina:D'Annunzio - Laudi, III.djvu/257

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TERZO - ALCIONE



II.
E vòto fratel fui della bisaccia
grinzuta ch’ebbe la cipolla e il tozzo
in coniugio. E non più rempiuto al pozzo
60fui, non udii crosciar la secchia diaccia,

ma dalla mamma copiosa udii
crosciare emunto il latte nel presepio
occluso. Per indùlgere al mio tedio
nova sorte mi fecero gli iddii.

65Gonfio di latte, anch’io ubero parvi
più capace e men roseo. Notturno
pendevo nel presepio taciturno,
come gli uberi sotto i materni alvi.

Ma non mai tanto l’otre ebbesi amica
70la pace come allor che, in su lo scorcio
dell’autunno, s’apparentò con l’orcio
per favore di Pallade pudica.

Pacifera è l’oliva e tarda e pingue.
Da poi che gemuto ha sotto la mola,
75si raddolcisce e più non fa parola;
mentre la garrula acqua ha mille lingue.


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