Pagina:D'Annunzio - Laudi, III.djvu/258

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

DELLE LAUDI - LIBRO


Or pieno fui di castità palladia
e di silenzio. Tacito ascoltava
pulsar la tempia fievole dell’ava
80e il pane lievitare nella madia.

D’improvviso, una notte, mentre vòto
giacea sul palco fra i minori otrelli,
venne un bifolco tutto irto di velli
e seco trassemi a un officio ignoto.

85Duro il suo pugno parvemi qual sasso
e l’ugna adunca qual branca di belva.
Tramontavano l’Orse. Ad una selva
orrida, in riva al fiume, arrestò il passo.

Quivi nel sangue prono era disteso
90il suo nimico. Gli troncò la testa
con una falce; e quella mozza testa
prese a' capegli, e me carcò del peso.

Subitamente mi rempiei del nero
sangue. E disse il falcato al teschio: “Avevi
95tu sete? Orbè, se t’arde sete, bevi,
nell’otro che t’ho acconcio, il vin tuo mero.„


- 248 -