Pagina:D'Annunzio - Laudi, III.djvu/261

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TERZO - ALCIONE


Tal era il riso de' suoi denti scabri
quale un rio lapidoso. Allor nell’acque
chiare mi terse; m’asciugò. Gli piacque
140anco d’enfiarmi co' suoi curvi labri.

Pieno fui del divino afflato, pieno
fui del selvaggio spirito terrestro!
Venne allora il Panisco, che mal destro
era nel nuoto, al bel fiume sereno.

145E il nume padre a lui mi diede; ed io
tenerlo a galla seppi, io lo sorressi
nel nuoto quando i piccoli piè féssi
troppo agitava celere disio.

Molto l’amai. Dall’ombelico in giuso
150di pel biondiccio qual cavriuoletto
era ma liscio il rimanente, eretto
il codìnzolo, un po’ lusco e camuso.

Tenérmigli solea sotto l’ascella
ove appena fiorìa qualche peluzzo
155rossigno; e avea del suo cornetto aguzzo
tema non mi bucasse per rovella,


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