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notturno 129


Giovinetti scarmigliati, dal viso folle, grondanti di sudore come dopo la lotta, si gettano contro le ruote come per infrangersi.

Operai infoscati dalle scorie della fatica, curvati dall’attenzione, contorti dallo sforzo, operai d’ogni opera, che a me sembrano aver tutti maneggiato il martello, battuto su l’incudine il ferro bollente, mi tendono le mani forti come per afferrarmi e per stritolarmi nel loro amore subitaneo.

Popolane, potentemente scolpite come la madre dei due Tribuni, col medesimo gesto mi gettano un fiore e danno un figlio alla guerra.

Il lembo d’una bandiera mi benda. È la bandiera rossa di Trieste. L’ho di continuo sul capo. A tratti ondeggia, s’abbassa e mi copre. Riempio le sue pieghe col mio affanno.

Odo nell’ombra rossa delle sue pieghe il primo rintocco della cam9