Pagina:D'Annunzio - Notturno.djvu/209

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notturno 197




Dico al dottore che m’interroga:

«Imagini che io abbia una farfalla viva imprigionata nella gota, e che le sue ali brune sopravanzino la mia palpebra inferiore e palpitino di continuo nell’orlo dell’occhio».

Egli non sorride, s’acciglia.

Io sorrido e soggiungo: «Non bisogna ucciderla, bisogna liberarla.»


Dico al dottore: «Imagini ora ch’io abbia nell’occhio una piccola foglia di felce, d’una di quelle felci aride che sembrano intagliate in una làmina di rame».

Egli risponde: «Sa che quando si taglia a sghembo lo stelo di una felce, ci si vede la figura dell’Aquila bicipite?»